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Testimone al Processo Telecom: “Spiavamo la Juve e avevo il divieto di…”

E’ clamoroso, ma non sorprendente.

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Nessuno di quelli che fin qui hanno sputato l’anima per capire realmente la situazione che ha portato a Calciopoli si sorprende. E i fatti, anzi, si chiariscono ogni giorno di più.

Agata Plaeto è un testimone al Processo Telecom che si sta svolgendo a Milano. Una testimone come le altre che stavolta parla. E le parole sono pietre molto pesanti:

[...] controllavamo i telefoni della Fc Juventus, della Gea, della Football Management e utenze della FIGC.

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Juventus, GEA e FIGC. Come mai nessun’altra squadra? Chi ha dato l’ordine alla Telecom, in particolar modo al team che aveva accesso a Radar, il sistema per lo spionaggio? La risposta, il lettore più attento e coscienzioso può farlo, è lapalissiana, evidente.

La risposta lapalissiana, evidente, lo diventa di più quando Agata Plateo rivela che:

[...] mi diedero l’opportunità di vedere i contatti telefonici, di prendere appunti, senza essere in alcun modo rintracciabile e con il divieto assoluto di stampare quei tabulati che poi consegnavo ai miei superiori.

Superiori? Qualcuno conosce i nomi di questi superiori? Per caso c’entra quel tifoso nerazzurro  che siede sempre sopra Moratti (sopra è da intendersi come “un seggiolino sopra”)?

E ora la Juve come si muoverà? Soprattutto: come si muoverà l’Italia dell’informazione mediatica?

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