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Tra colpi di mercato e una tabella di marcia per l’Europa

Da una parte c’è un allenatore che non vuole sentire affatto ragioni e prova a lavorare serenamente, conscio delle enormi difficoltà incontrate e imprevista. Le prime sono di natura evidentemente tecnico-tattica: su carta i giocatori che erano stati in fretta e furia trattati ed acquistati sembravano realmente quelli più funzionali al progetto di Del Neri. E cioè un 4-4-2 agilissimo, improntato sul dinamismo degli esterni (Krasic, Martinez e Pepe, De Ceglie e Motta), sulla fisicità dei centrali (di difesa e di centrocampo), e la potenza e l’estro degli attaccanti (in origine, Iaquinta e Amauri per quanto riguarda la prima tipologia, Del Piero e Quagiarella per quanto riguarda la seconda tipologia). Purtroppo molti di questi nomi hanno deluso profondamente e basti pensare a dove è finito Motta nelle gerarchie del tecnico, o a dove è finito Martinez, o a che fine hanno fatto Iaquinta e Amauri, e lo stesso Sissoko.

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Le seconde difficoltà, cioè quelle impreviste, riguardano ormai una caterva di infortuni, in numero industriale, da quando la Juve si è trasferita, armi e baracca, al centro di Vinovo. Per intenderci, il centro sportivo che Capello visionò e per il quale commentò “troppo umido, ancora non è pronto, torniamo al Sisport”. La Juve di Capello, a parte Trezeguet, non subì nessun tipo di guaio a livello di assenze per infortunio. Può essere solo un caso, ma val la pena provare a cambiare un solo anno e tirare le somme. E’ pur vero che con lo staff tecnico voluto da Del Neri il numero di infortuni in allenamento si è abbassato, ma non in modo sufficiente e soddisfacente da evitare, per esempio, l’uso di Pepe come seconda punta o l’uso di Martinez come prima punta e il ricorso a Camilleri, a Giandonato, a Buckel, a Sorensen (ormai in pianta stabile in prima squadra), a Giannetti, a Libertazzi, a Boniperti.

In Nazionale Buffon è tornato sulla spinosa questione (spinosa per chi?) dell’allenatore della Juve, confermando il buon lavoro di Del Neri. Persona seria e un gran lavoratore, che non si è mai perso nelle difficoltà e che ha cercato di risollevare sempre il gruppo, cercando nuove soluzioni non sempre vincenti in campo. Ennesimo attestato di stima nei confronti di Del Neri da parte di un senatore, dopo quelli arrivati da Pepe e Bonucci, Chiellini e Aquilani, Marchisio e Krasic, Quagliarella e Felipe Melo. Lo stesso Del Piero non è mai andato in corto con l’allenatore che, a mio parere, lo ha gestito molto bene nell’ultimo periodo (se ricordate come Del Piero arrivò a Natale, praticamente sfinito). Parole, quelle di Gigi il Portiere, che sembrano insomma confermare Del Neri. Parole che io sottoscrivo.

Per poter mettere il sigillo su una ufficiosa conferma da parte del gruppo occorre però raggiungere un qualche tipo di risultato. Una premessa è obbligatoria. Una Juve senza le coppe non è necessariamente un dramma, per due motivi principali, a mio modesto avviso:

  1. ti servirà un gruppo più ristretto di giocatori, ciò si potrebbe tradurre in una campagna acquisti di pochi uomini, ma tutti di grande valore (la promessa di Andrea Agnelli e Marotta);
  2. la settimana libera da impegni ti permette di preparare meglio ogni partita domenicale, potendo anche contare su una maggiore quantità di ossigeno e minor stress (legato appunto alle partite di metà settimana, ai viaggi, all’impossibilità di allenarsi appieno e via così).

Inoltre c’è già un precedente: la prima partecipazione al Torneo Aziendale, con la squadra allenata da Claudio Ranieri.

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Se l’appeal, al di là di quanto scrive la Cazzetta-Rosa, è rimasto intatto, l’accesso o meno all’Europa che conta non è determinante alla luce della posizione contrattuale di Marotta (cioè, questione non legata all’economia e ai mancati introiti della partecipazione alla Champions). L’Europe League è più una distrazione e io la vorrei evitare.

Ma tant’è, ormai si parla di tabella di marcia e si tirano in ballo statistiche, previsioni e quanto altro. Sono 24 i punti a disposizione, a cominciare dalla sfida contro la Roma (in vantaggio di 5 punti). Da lì in poi i distacchi sono proibitivi. E, ripeto, per me l’Europe League è una distrazione e preferirei non giocarla! Al di là di chi sta davanti, è bene incamerare altre buone prestazioni, con vittorie importanti. E di sfide interessanti ce ne sono: la Roma di Montella, la Lazio di Reja, un insidioso Genoa e poi Parma (praticamente la Juventus-2) e il Napoli, magari per restituire un paio di sgambetti proprio nei novanta minuti finali.

Nel frattempo Marotta e Paratici sono al lavoro. I nomi sulla lista dei partenti sono piuttosto evidenti e sarebbe una sorpresa (in negativo) se qualcuno di questi si presentasse al prossimo ritiro di luglio 2011. Si tratta di Motta (che sarà riscattato solo a fini di scambio-cartellino) e di Sissoko, di Iaquinta e Amauri, di Martinez e di tante altre compartecipazioni da risolvere a giugno. Non è poco, ma stavolta Marotta e Paratici possono muoversi con largo anticipo rispetto allo scorso anno.

In entrata i nomi più caldi restano i soliti: Beck (ieri ha parlato il procuratore, che è suo fratello, innescando un’asta sulla base di 5 milioni di euro e tirando in ballo proprio la Juve) e Bastos (il presidente del Lione è uscito allo scoperto proprio ieri, sul maggiore quotidiano francese), in aggiunta a Pirlo (ingaggio troppo elevato, ecco perché non ci credo, ma uno così servirebbe come il pane) e un bomber (purtroppo Benzema si è svegliato, altrimenti sarebbe stato alla portata dei soliti prestiti-con-diritto-di-riscatto alla Marotta).

In attesa di tributare il giusto applauso al rientrante Quagliarella. A 3 mesi dall’incidente maledetto, che ha stroncato la stagione juventina, fino a quel momento davvero positiva, il buon Fabio torna a correre e saltellare su quel ginocchio. Il coraggio e la pazzia sono le armi migliori per non subire il contraccolpo del rientro in campo. Se riuscisse davvero a tornare per le ultime tre sarebbe un supercolpo: eliminerebbe da subito l’emozione e le paure del ritorno in campo, proverebbe un minimo di intesa con Matri (suo futuro compagno d’attacco) e proverebbe a disinnescare l’equivoco Quagliarella-perno-degli-schemi-di-Del-Neri.

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