Il sole dà alla testa. Addirittura prima dell’inizio della stagione in tanti si sono scatenati su fantasiosi bilanci sulla Juventus, in sede di calciomercato, in sede tattica. Quando non puoi attaccarla sul campo, solitamente si preferiscono altri terreni.

Advertisment

Mettiamo ordine.

Delirio dei tifosi, almeno quelli che salgono sul carro

In troppi sono saliti sul carro, negli ultimi anni. Scendendo quando gli pareva, per poi risalirci a trofeo alzato. Capita, ma il tifo vero è altra cosa. Soprattutto non si capisce, a leggere i social, su quali basi molti tifosi utilizzano formule violente e negative. 6 anni pazzeschi, cominciati con Conte e Pirlo dopo due settimi posti, poi il ciclo di Allegri. Come se tutto fosse normale, il che da un lato racconta della forza spropositata di Agnelli, Marotta e Paratici nella costruzione di un management che ha saputo unire risultati sportivi con quelli economico-finanziari.

Il dolore per le Champions smarrite per personalità e fiato è forte, ma non può annebbiare la ragione. Anche se c’è qualche paura di aver sprecato fin troppe cartucce.

La prova del tempo

Per esempio la paura del tempo che è passato. La cara vecchia BBC ha compiuto 6 anni. Stessi anni che Buffon ha aggiunto al suo curriculum e alla sua carta d’identità. Proprio per questo la Juve sta cercando di lavorare per una migrazione rapida verso generazioni nuove di fenomeni, ma è molto complesso. A questo servono gli investimenti su Rugani e Caldara, poi Spinazzola e Mandragora, quindi Schick l’ultimo arrivato.

Advertisment

Ama dire Lippi del suo ciclo bianconero che “cambiavamo tanto, ma lo zoccolo duro restava sempre e questo la gente lo dimentica”. Ecco, sembra il leit-motiv di questa Juve e di queste sessioni di mercato.

Supermercato: argenteria e ferro

E anche questa è una sessione particolare. La memoria del tifoso è selettiva, anche corta, alle volte finge proprio di dimenticare. Marotta e Paratici sono gli artefici delle più grosse plusvalenze bianconere. Così come sono gli artefici di alcuni colpi che hanno permesso questi 6 anni pazzeschi. Lavorano, lo hanno dimostrato, con grande serietà, e con altrettanta attenzione agli indici di bilancio. Siamo in Italia dove gli stipendi pesano il doppio rispetto agli altri Paesi, e dove i fatturati si fa più fatica a raggiungerli. La Juve è l’unica squadra italiana proiettata, da anni, verso il futuro dove già abitano i top club mondiali. Stadio, marketing, programmi di espansione, ritocco al brand, Museo. Senza dimenticare il campo.

L’anno scorso fu il colpo Higuain a incendiare l’amore dei tifosi, e le speranze. Quest’anno?

Probabile si riesca a chiudere ciò che più serve: un paio di ali per far volare il modulo di Allegri e permettere alla rosa di non arrivare all’ultimo match con le mani sui fianchi, poi un rinforzo decisivo a centrocampo dove servono muscoli e piedi delicati, quindi ritocco in difesa e sulla fascia destra dopo l’abbandono di Dani Alves (e l’incognita di Lichtsteiner su cui grava un odio ingiustificato). A conti fatti possiamo spendere fino a 130 milioni di Euro, non contando le entrate da cessioni nessuna eccellente (per fortuna).

Sfumato Tolisso, c’è da ammettere che la Juve prima di scegliere prende tempo. Anche fin troppo tempo, ma i parametri di scelta e gli indici di valutazione sembrano essere più complessi di quelli del singolo del tifoso appiccicato su YouTube o col giornale in mano.

Pazienza. Ci hanno portato fin qui. Ci porteranno anche più lontano.

Advertisment