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Udinese-Juventus 0-4 Si comincia a ragionare

Il risultato pare la logica conseguenza di una crescita naturale sotto molti aspetti. Da quello tattico, evidente, a quello fisico, attendibile, passando per quello tecnico. Le gambe girano e il gioco migliora, con una crescita collettiva nella mentalità e nell’approccio al match. Probabile che questa Juve cominci a scrollarsi di dosso paure e fatiche, soprattutto mentali.

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I bianconeri sono sembrati molto liberi nella testa, abbastanza sfacciati in certe circostanze tali da giustificare una sorta di convinzione nei propri mezzi. E’ in questo modo che vanno interpretate le giocate di Bonucci nel primo tempo e le continue sgroppate di Krasic nel secondo, o la gestione del pallone di Marchisio e Felipe Melo.

Di fronte una Udinese piuttosto arrendevole, ma non ci sto a sottolineare solo i demeriti dell’avversario. La squadra di Del Neri si è mossa benissimo, coprendo il campo e rimanendo sempre compatta e lucida. I piedi di Melo e Marchisio hanno prontamente smistato il gioco da destra a sinistra, preferendo spesso la soluzione Krasic, il più propositivo. A proposito del serbo, qualcuno dovrebbe tranquillizzarlo sul fatto che il gol presto arriverà, ma non deve diventare una ossessione. Fin qui ha messo a segno parecchi assist: ieri due. Già questo al pubblico basta, oltre alla superiorità numerica che riesce sempre a creare. Ancora troppo arrivista e frenetico, figlio di una voglia matta di mettersi in luce. La sensazione è che può ancora migliorare, e tanto. Un bene. Praticamente, dati e voti alla mano, è il miglior acquisto della Serie A. Così, tanto per chiarire una prima conferma del lavoro di Marotta e Paratici.

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Torniamo al campo. Distanze fra i reparti ridimensionate rispetto alle due gare casalinghe contro Samp e Lech. Il filtro della mediana ha funzionato, così come le chiusure dei centrali difensivi e la linea di fuorigioco. Marchisio e Melo hanno velocizzato la manovra. Pepe è rimasto più basso del solito: ordini superiori. Krasic ha sempre formato una sorta di tridente con i due “leggerini” Del Piero e Quagliarella.

Sul Capitano poco da dire: sostanza, qualità e ottime giocate. Prezioso, come sempre. Che il tempo ce lo protegga. Invece Quagliarella certifica una pazzia assoluta, di quelle da far saltare di gioia i tifosi. Mai sulle gambe, sempre sul pezzo, a suo modo. Dribbling, corse frenetiche, pressing e poi quella magia che vale da sola il prezzo del biglietto. Gol alla Quagliarella. E già tutti si aspettano la prossima acrobazia, magari con festeggiamento incluso. Già, i festeggiamenti dopo il gol. Chiedere a Iaquinta cosa significa essere insultato e non potersi tenere tutto dentro.

Un giocatore va in campo per ripagare la fiducia della propria società e far felici i propri, solo i propri, tifosi. Se poi quelli che una volta tifavano per te se la prendono con tua madre… beh, non so voi, ma lo sfogo di Iaquinta dopo il 4-0 mi sembra legittimo e pure abbastanza educato. Io avrei fatto peggio, molto peggio. Mi sarei girato il campo a mostrare il cognome sulla maglia, magari facendo segno con la mano che quello era il quarto gol. Inoltre non ho ben compreso il cartellino giallo. Poi però, leggo Bergonzi e capisco molte cose.

I prossimi impegni sono di quelli da metter paura. Giovedì sera rientrerà Amauri, mentre per De Ceglie, Traorè e Martinez si andrà alla prossima settimana. Da verificare le condizioni di Motta e capire il motivo per cui Aquilani non viene impiegato. Per il resto, si comincia a ragionare.

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