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Ultima tappa di una maledetta stagione

Non mi era mai capitato di essere felice perché si giocava l’ultima partita del campionato. Ho troppo giramento di scatole. Troppo deluso, troppo arrabbiato. Si chiude così, con le due formazioni deluse. Leonardo andrà via, Zaccheroni non è mai seriamente stato preso in considerazione. Si chiude con Milan-Juventus, una di quelle sfide stellari sempre e comunque.

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La memoria dovrebbe far affiorare alla mente del lettore un po’ di match storici: quel 6-1 che un mesto Sacchi insaccò da Mister Lippi, o ancora quel 4-1 che Lippi rifilò con la coppia Inzaghi-Del Piero, o quel meraviglioso assist in rovesciata di Del Piero per Trezeguet. Fra tutti questi c’è un ricordo certamente amaro. La lotteria dei rigori che darà al Milan una Champions che forse la Juve meritava di più. Quel quarto di finale col Barca e quella semifinale con il Real Madrid. E quella finale giocata senza Nedved, eppure Moggi truccava pure la Serie B inglese. Ho sempre pensato che la storia poteva essere riscritta con Nedved in campo e che quell’ammonizione ridicola a partita finita con i Blancos… Ricordi, ricordi dolci. Anche questi. Dolci anche questi perché mi fanno venire in mente formazioni formidabili. Il Lippi-bis poi fu estasiante, con quel 5 Maggio 2002 che ancora mi fa sorridere.

Si chiude con due formazioni ben diverse da quelle appena ricordate. Niente Baresi o Maldini, niente Peruzzi e Ferrara. Niente Weah e Zidane. Domani, per una strana logica “aspettiamo il Mondiale” vedremo in campo De Ceglie e Antonini, Abate e Poulsen, Amauri e Borriello. Nostalgia? No, terrore per quello che potrà essere il futuro.

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Si chiude così, con un Milan-Juve che non serve a nulla. Con un match anticipato a sabato per permettere ai Disonesti di fare i propri giochetti. Al diavolo l’ordine pubblico.

Zaccheroni vorrebbe chiudere con una vittoria e però riconosce che la Juve “con me non ha certo migliorato!”. Ah sì, Mister Zac! Onesto. Ma dell’onestà non ce ne facciamo proprio nulla. Leonardo, da parte sua, è stato costretto a salti mortali e arzigogoli complicati e complessi. Ha dovuto tenersi dentro parole e parolacce rivolte al patron. Ha dovuto forse sorbirsi sberle mediatiche per scelte non sue. Ha comunque conservato una coerenza immensa. E ha mostrato una intelligenza come poche se ne vedono in giro. Un tale abisso di differenza umana e professionale col suo cuginetto, quello dei polsi mostrati e delle frasi sconcertanti che regala un giorno sì e l’altro pure.

Strano il calcio, eh? Io non lo capisco più. Alla quinta giornata Leonardo era già licenziato. Mentre Ferrara veniva osannato a Torino. Oggi Ferrara è seduto chissà dove. Mentre Leonardo, con quella roba che hanno spacciato per ottima rosa di calcio, ha fatto un mezzo miracolo. Io questo calcio proprio non lo capisco. Anche perché non mi sembra ci sia una personalità e un giornalista talmente obiettivo da segnalare tutte queste clamorose incongruenze. Strano, eh?

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