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Una condanna di… personalità

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La Santa Inquisizione ha deciso: Antonio Conte squalificato per mesi dieci, proscioglimento per Leonardo Bonucci e Simone Pepe.

La commissione Disciplinare ha dunque confermato le sentenze che vennero anticipate due giorni fa dalla Gazzetta dello Sport, ulteriore segnale che i processi vengono celebrati sui media, seguendo il sentimento popolare.

La credibiltà della FIGC e relativi organi di giustizia finisce sottoterra: uno dei super-pentiti, Masiello, viene completamente sconfessato dalle arringhe di Bianchi e Chiappero che, lontani anni luce da proposte di patteggiamento, svelano all’ “ignaro” Palazzi tutte le incongruenze della presunta combine di Udinese – Bari dove, tra l’altro, Simone Pepe segna pure un goal.

L’inchiesta su Scommesspoli dunque è a rischio ma gli Inquisitori hanno ancora una carta da giocare: Antonio Conte. Già, perchè la Procura Federale ed i giornalai considerano attendibilissimo Carobbio, nonostante anche qui vi siano numerose contraddizioni.

E scatta la mannaia: dieci mesi, praticamente tutta la stagione 2012/2013. Ma leggendo le motivazioni, si capisce benissimo la farsa messa in piedi da FIGC & C.:

…è provato che CONTE fosse a conoscenza della combine. CAROBBIO, sulla cui

attendibiità si è già detto, riferisce che l’impegno a lasciare la vittoria all’ALBINOLEFFE

venne preso nel corso di una riunione tecnica, qualche giorno prima dell’incontro, a cui era

presente l’intero staff tecnico.

Peraltro, a ulteriore conferma che CONTE sapesse, vi è la circostanza che STELLINI ha

ammesso di essere stato egli stesso a dare incarico a CAROBBIO e TERZI, al termine

della gara di andata, di andare a parlare con GARLINI e BOMBARDINI per “sistemare” la

gara di ritorno. Ed è davvero poco credibile che CONTE non fosse a conoscenza

dell’iniziativa presa dal suo collaboratore, anche in ragione della personalità e del ruolo

che aveva all’interno della Società, ben spiegati dalla dichiarazione resa da PERINETTI, il

quale ha affermato che l’allenatore aveva un “carattere accentratore” (dichiarazione

PERINETTI dell’8.3.2012). Ipotizzare che i componenti dello staff tecnico o la squadra

prendessero decisioni a insaputa di CONTE non è oggettivamente credibile.

Antonio Conte non poteva non sapere, anche a causa della sua personalità. Questa è la motivazione ai dieci mesi di squalifica. Non c’è dunque uno straccio di prova, non uno. Si condanna per mere supposizioni, per non screditare un pentito e quindi un’intera inchiesta. In un processo serio, la posizione di Conte sarebbe stata archiviata ancor prima del inizio del dibattimento.

Ovviamente la Juventus e Conte ricorreranno in Appello e ciò è già stato comunicato con una Nota della Società sul sito ufficiale, con l’aiuto dell’avv. Bongiorno, per la quale non c’è bisogno di allegare il curriculum.

E siamo certi che, alla fine di tutto, la verità verrà a galla e si restituirà al nostro Mister l’immagine pulita che si è guadagnato durante la vita e la carriera.

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