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Vendita, svendite e scambi di mercato

Mercato fin qui fantastico. A zero euro abbiamo preso Llorente. Con soli 9 milioni di euro Tevez. E poi abbiamo speso un po’ di soldi per Ogbonna, su cui Conte crede fermamente. Per una squadra che fin qui non ha perso i suoi migliori giocatori, è un mercato eccezionale.

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Ma fin qui un certo tipo di mercato è stato parzialmente positivo. Ceduto Giaccherini per 8 milioni di euro, tale per cui segnare a bilancio una plusvalenza e rimpinguare le casse bianconere, e chiuse un po’ di operazioni con giovanotti vari, ora servono le cessioni pesanti. Pesanti nel valore.

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Sei attaccanti sono troppi, per esempio. Lo ha ribadito Marotta che però fatica a cedere anche uno di quei sei attaccanti. Il numero in realtà è ristretto a quattro, probabilmente tre: Quagliarella, Matri, Vucinic, Giovinco. In questo preciso ordine di vendita preferita.

Base d’asta per i primi due? 10 milioni di euro. La mia convinzione è che bisogna puntare all’estero: non regaliamo i nostri giocatori in Italia, quando in Italia ci mettono i bastoni fra le ruote costantemente, al di là di piccoli casi (leggi Udinese e, sorprendentemente, Torino). Così toccherà sondare la Premier per piazzare l’uomo di Castellamare di Stabia. Senza questi soldi la Juve rischia di tenere in casa troppi attaccanti o cedere a una delle offerte-a-zero di fine mercato. O, peggio, di svalutare il suo parco giocatori.

Discorso analogo per i piccoli calibri per i quali vale un eccessivo costo in termini di ingaggio. De Ceglie e Padoin (che comunque Conte preferirebbe tenere). Nei piccoli calibri non rientra Caceres. L’uruguaiano, duttile come pochi, è un valore aggiunto della rosa bianconera. La notizia odierna di un possibile scambio con Zuniga mi lascia perplesso. Io non farei mai questo scambio perché, ad oggi, Caceres vale molto di più di Zuniga. Per i due scudetti vinti, per il tasso di utilità tecnico-tattica che porta in dote e perché andremmo a rinforzare un’avversaria.

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