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Verso Udine, con molti dubbi e poche certezze

Verso Udine, con poche certezze, molti dubbi e tante speranze. E’ questa la strada che la Juve deve attraversare, di corsa se si vuole diventare una squadra vera.

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Quella attuale è solo l’ombra malvagia di una Juve in cerca di se stessa per quanto riguarda il morale e le caratteristiche distintive dell’ambiente bianconero, di una Juve in cerca di una forma per quanto riguarda il credo di Del Neri. Troppi cambi perché il motore si accendesse sin da subito, troppi volti nuovi per vedere una Juve già in forma tatticamente. Il lavoro di Del Neri appare comunque buono. Il modulo sta assumendo sempre di più una certa consistenza, i ruoli sembrano definiti, le gerarchie quasi ultimate. Movimenti e attenzione invece latitano, e sono lacune da colmare al più presto. Non ci aspetta nessuno, e non perché bisogna vincere qualcosa.

Due pareggi rocamboleschi e una sconfitta amara. Sette gol fra cui, almeno la metà, evitabilissimi e altri davvero spaziali (Donati, Cassano e il terzo del Lech) a conferma che quest’anno sarà durissima. Il gruppo appare compatto, con alcuni leader indiscutibili.

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Non si può fare a meno del carisma e della classe di Del Piero che ha sigillato il ritorno in Europa con quel meraviglioso gol, che ha dato la carica contro la Samp e contro il Lech. Ma quanto durerà. Ecco perché occorre ritrovare Amauri (è già pronto per domani e lo danno in strepitosa forma) e magari puntare forte sulla pazzia di Quagliarella (utilizzabile solo in campionato, quindi magari riposato di domenica in domenica).

Chiellini e Marchisio sono certezze. Entrambi hanno il pregio di mostrare un carattere da veri juventini. Combattivi e mai molli, concentrati e con buona classe. Il difensore è una pedina insostituibile e queste prime partite hanno dimostrato che di Marchisio non si può fare a meno. Sono i due giovanotti che si contenderanno la fascia di capitano il prossimo anno, quando cioè Del Piero abbandonerà la casacca numero 10.

Altri due leader, inaspettati, sono Felipe Melo e Krasic. Chiariamo subito il significato di leader. Il brasiliano sta ritrovandosi. Sempre meno svarioni (ne ho contati quattro in tre partite, ci può stare per uno in quel ruolo) e sempre più cose positive. Recupera un gran numero di palloni e anche la fase di spinta è migliorata/migliorabile. Per non dimenticare che le reazioni nervose sono drasticamente scomparse, merito indiscusso di Marotta e Del Neri. Viste le doti tecniche, più prezioso di Sissoko in mezzo al campo, con un uomo d’ordine al fianco. Il serbo sta distinguendosi per tenacia, doti atletiche e un amore incredibile per questa maglia. Lotta e corre, soffre e spinge. Non avevamo un esterno così da tanto, troppo tempo. Quando migliorerà tatticamente e si sarà scrollato di dosso un po’ di emozione ci divertiremo sul serio.

Tutti gli altri devono migliorare. La maglia della Juve pesa e a tratti questo è palese negli sguardi di qualcuno. Serve intraprendenza (tipo quella di Pepe e di Motta quando spinge), un po’ di faccia tosta (quella di Bonucci), tanta corsa e qualità (quella di Iaquinta, prezioso in questa 15 giorni di fuoco, e quella di Aquilani se il ragazzo romano ritroverà la gamba). Serve tutto questo a partire da domenica pomeriggio alle ore 15:00. Quando serviranno i tre punti finali.

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