Menu Chiudi

Vertice a Torino: si costruisce la nuova Juve

Mentre in America si prendono legnate, a Torino si cerca di costruire un team che di legnate non ne prenda più. Almeno che inizi a darle così come abituati in 110 e oltre di storia del calcio italiano. Mentre a Napoli le legnate si danno, eccome se si danno. Solo che la stampa maledettamente irriverente nei confronti della deontologia professionale sta scrivendo cose che in terra non esistono. Ma questo è un altro discorso.

Advertisment

A Torino Marotta non andrà in vacanza. E come potrebbe, povero lui. Ha trovato una situazione insostenibile: chi è il capo dell’area medica? Non c’è più. Sparito. Chi si occupava delle trattative? Praticamente nessuno e l’unico nome ipotizzabile è stato prontamente allontanato (leggi Alessio Secco). Chi si occupava di distruggere un settore giovanile costruito con anni di fatiche, con le unghie e con i denti? Un certo Castagnini, un vergognoso truffatore chiamato a vestire la casacca sporca bianconera. Lavatrice, novanta gradi, centrifuga e anche lui è fuori gioco. C’è adesso Fabio Paratici e con lui c’è pure Sandreani (che lanciò nel 92/93 un certo Alessandro Del Piero, allora entrambi a Padova). Si fa sul serio, c’è da mettere su una squadra di osservatori competenti e che redigano rapporti seri. A questa squadra verrà affiancato Pavel Nedved, uno che di fascia, di tecnica e di talento ne capisce. Forse più di tutti lì in mezzo. Già il fatto che si parli (si attende l’ufficialità) del suo approdo in società rasserena gli animi.

Come ipotizzato qualche giorno fa, Tencone tornerà a lavorare per i colori bianconeri. Troppo importante risistemare una macchina da guerra resa innocua e caricata a salve da uno dei gruppi dirigenti più molesti che la Terra abbia prodotto, a patto che certa gente nerazzurra non si offenda. Tencone supervisionerà, mentre l’azione verrà affidata a un nome individuato fra una rosa di candidati. A spuntarla dovrebbe essere Stesina, già del Toro. Ma chi se ne frega: abbiamo bisogno di competenza. E in passato abbiamo pescato bene dal Toro. Mi piace ricordare un certo Gianluca Pessotto, fra tutti.

Advertisment

Impossibile non parlare di mercato. Analizzate certe scemenze scritte e commentate sui giornali, sarebbe anche ora di parlare seriamente di direttive e regole da seguire. Niente più mezze calzette. Niente più scommesse estere: se si faranno acquisti azzardati, solo italiani e giovani. E sarei pure d’accordo. Ma perché azzardare? In difesa l’innesto più importante deve essere un centrale. Di qualità, giovane e dal futuro certo. Bonucci è un nome importante, ma prenderlo non è affatto semplice. Gli intrecci col Genoa di Preziosi sono molto pericolosi. C’è in ballo il futuro di Palladino e quello di Criscito. Perdere Mimmo sarebbe un sacrilegio imperdonabile per almeno tre motivi:

  1. è un prodotto targato Juve, che proviene dalle giovanili;
  2. è giovane e promettente, oltre che già maturo per giocare a certi livelli; è nel giro della Nazionale di Lippi, probabile titolare, e sarà pure desideroso del riscatto in maglia bianconera, accidenti a quel Ranieri…;
  3. abbiamo estrema necessità di un terzino capace di spingere sulla sinistra; escluso Grosso (imbarazzante) e in fortissimo dubbio De Ceglie, non resta altra possibilità che riportare a casa Mimmo Criscito. Costi quel che costi!

Io credo che Marotta sia nella posizione per capire che questi tre punti non li ho dettati io, ma li detta la logica dei fatti. Un ragionamento simile non può essere ignorato, o no?

Prima di comprare è necessario vendere. E non tanto per puntellare la rosa cedendo gli scarti (Grygera, Poulsen, Tiago, Molinaro, Zebina, Cannavaro), ma anche per risistemare i conti. Ingaggi troppo alti e immeritati, età avanzata. Rientrano in questi parametri ultimi i vari Trezeguet (davvero un anno di differenza è così importante per cedere lui anzicché Amauri?) e Camoranesi (e chi sarebbe il suo erede?). Discorso a parte per Buffon: se non ha più stimoli o se continuerà ancora a sparare cazzate, prego si accomodi. 30 milioni di euro e ci alleggeriremo del più grosso stipendio e proveremo a cercare un altro grande numero 1.

Che fare poi di Diego (Del Neri è convinto di rigenerarlo?) e di Felipe Melo? Credo che il discorso dei dubbi dovrebbe non riguardare Momo Sissoko: la sua importanza nella Juve l’ha ampiamente dimostrata e non vedo ragione al mondo per cederlo, scambiarlo o chissà che altro. Se Momo sta bene corre per tre e gioca per quattro. Se Momo sta bene chi gli sta a fianco ne guadagna in libertà d’azione. Il brasiliano centrocampista sarebbe ottima pedina di scambio, ma qualora tornasse a giocare ai suoi livelli sarebbe un ottimo inserimento per la nuova Juve, o no? Stesso discorso per Diego per il quale invece si aprono discorsi puramente tattici. In Germania è stimatissimo, come in Spagna. Ma non vedo fenomeni prendibili.

Advertisment