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Vialli e quel “paraculo” a Zeman: il coraggio della verità

Il ricordo che ho di Vialli è di un giocatore mai pulito. Il sudore che imperlava la faccia e la testa calva, quell’espressione comunque di fatica per le sfuriate in campo, i pantaloncini sporchi per le battaglie e qualche gesto acrobatico. Uno di quei personaggi che mi hanno fatto amare il gioco del calcio, fatto di sacrificio, corsa, cuore e passione. Culminato con l’ultima immagine del Capitano che alzò la Champions, nel cielo stellato di Roma, in quel maggio del 1996.

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Qualcuno ha provato a sporcare quel periodo e Vialli, non l’unico per la verità, ogni tanto restituisce quella vigliaccata al mittente. Il mittente in questione è sempre uno, e uno soltanto: Zdenek Zeman, 30 anni di carriera fra bel calcio, schemi offensivi e nessuna vittoria. Che 30 anni di calcio, fra esoneri e risultati modesti, siano da spiegare per qualche tipo di complotto mondiale ordito da Moggi (che pure aveva altro a cui pensare) è una barzelletta che non più ridere.

Però Zeman serve. Serve alla stampa antijuventina che spera in questo modo di accalappiare i poveri tifosi che in questa Italia così mediocre prestano sempre molta attenzione alle vicende bianconere nel tentativo di screditarne ogni tipo di azione. Purtroppo per loro la parola azione si riconduce spesso alla parola vittoria. Come la vittoria di Vialli, fra scudetti e Champions, fra le altre cose.

A distanza di anni, dopo accuse gratuite e mai provate, accuse per le quali Zeman non ha mai risposto, ecco la risposa di Vialli che esprime semplicemente il pensiero di più di 14 milioni di tifosi. Di più perché i tifosi che hanno deciso di non spegnere il cervello concordano con noi sulla storia calcistica del boemo che per attirare l’attenzione su di sé doveva trovarsi un nemico grande, un nemico facile da attaccare: la Juve!

Ecco Viallo, allora:

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Zeman? E’ un paraculo perché combatte solo le battaglie che gli servono.

E cosa serve a un allenatore che ha collezionato anni di sconfitte clamorose ed esoneri vergognosi? Siamo stanchi di ripetere il suo curriculum e perciò vi rimandiamo a un nostro dettagliato articolo. Ciononostante rispondiamo a questa domanda: cosa serve a un allenatore che sostanzialmente ha fallito nel suo lavoro? Serve un modo per distogliere l’attenzione su di sé ed ergersi a paladino di qualcosa che in natura non esiste.

Non esiste il doping della Juve perché dopo 10 anni i tribunali hanno trovato solo farmaci per i quali si è poi cambiata la legge in corsa, tutto per arrivare a quella famosa prescrizione che sottolinea il numero elevato, ma sottolinea pure l’assenza di doping. Ricordiamo come in Italia i doping accertati si riferiscono alla Grande Inter, alla Roma degli anni ’60 (guarda caso con a capo Helenio Herrera) e alla Fiorentina, con svariati altri casi che non riguardano giocatori bianconeri. Piuttosto curiosa come statistica, non trovate?

E proprio oggi la Gazzetta esce col solito pezzo terrorista, nascondendo i fatti e vaneggiando chissà cosa su un caso tutto italiano. D’altronde, se la Gazzetta riconosce scudetti nerazzurri… come può, in coerenza, non affermare il doping bianconero. Ci saremmo scandalizzati del contrario…

Più che altro ci chiediamo: a Zeman è sembrata anomala la crescita di Del Piero (che infatti figura oggi fra gli uomini più forti del pianeta, dotato di muscoli degni di un bodybuilder) e non ha mai notato la differenza abnorme fra i quadricipidi di Zanetti Javier fra i 18 e i 25 anni di età? Le figurine ci sembrano eloquenti. Perché denunciare Vialli e Del Piero e non altri casi? E che ne pensa Zeman di Georgatos e di Javi Moreno?

Probabilmente Vialli ha ragione: si tratta di paraculite, malattia che in Italia viene innescata da chi ha il fegato rovinato a causa del suo tifo antijuventino. Ma questo non può essere un nostro problema.

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