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Vidal, il nuovo guerriero

Si è inserito a meraviglia nel gruppo juventino. Al contrario dei nuovi arrivati, Arturo Vidal si è conquistato sul campo i gradi di titolare, tanto da spingere Conte a varare il 4-1-4-1.

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Il modulo in questione è la soluzione perfetta per non rinunciare ai tre tenori di centrocampo: Marchisio, Pirlo, Vidal. Non è un caso se con loro tre il motore della Juve si è acceso raggiungendo i giri giusti. Il loro apporto è fondamentale per tutta una serie di ragioni: equilibrio, manovra, inserimenti, filtro. Pedine, appunto, cui difficilmente si può rinunciare.

In questo terzetto, Pirlo e Marchisio erano i più conosciuti. I più rodati, i più utilizzati nel precampionato per l’assenza del cileno. L’esordio in campionato aveva già mostrato una prima soluzione: il fosforo e la corsa di Vidal potevano risultare preziosi per questa Juve, così come il suo istinto nel cercare sempre l’inserimento e poi quel vizietto del gol… ma non si era capito bene quale potesse essere la soluzione ideale: accanto a Pirlo? Dietro l’attaccante? In posizione laterale?

Il dubbio, anzi i dubbi, li ha risolti brillantemente Conte, varando una sorta di centrocampo a 5 molto dinamico. Le ali fanno le ali, Pirlo fa il Pirlo, perché come Pirlo non c’è nessuno al mondo: davanti la difesa, con libertà di andare sporadicamente in avanti per innescare i centrocampisti e la punta. E poi Marchisio e Vidal a liberare il loro istinto, forti di una tecnica niente male, di uno spirito di sacrificio invidiabile e di un senso tattico mostruoso. In cinque partite non ho ancora visto la Juve soffrire l’avversario, mai subire un contropiede, mai andare sotto numericamente in difesa anche quando i terzini spingono e i centrocampisti sono tutti su ad attaccare. Frutto di un lavoro parsimonioso del Maestro Conte che ha trovato le giuste distanze fra i reparti e gli uomini più idonei (e ben disponibili e ben disposti) al suo disegno tattico.

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Vidal è semplicemente la novità, di fatto però è un giocatore che la Juve ha sempre posseduto. La grinta di Tardelli e la cattiveria di Benetti, o più semplicemente la saggezza di Jugovic e il dinamismo di Davids. Mi piace accostare Vidal a questi uomini, ben evidenziandone, fino ad adesso, le distanze. Ma Vidal ha solo 24 anni ed è alla quinta partita in maglia bianconera.

Conte lo utilizza preferibilmente sulla destra, anzi sul centrodestra, in questo modo Vidal può tappare il buco libero lasciato da Krasic quando il serbo va… e non torna. E sempre in questo modo Vidal può accompagnare le sfuriate del serbo avvicinandosi pericolosamente all’area di rigore. Contro il Milan, fatta eccezione per Vucinic, l’altro giocatore che ha tentato la via della rete per il maggior numero di volte è stato proprio il cileno. Difetto di mira, un difetto sottolineato ancor di più dopo il gol all’esordio. Ma ci sarà tempo per limare questo difetto, anche perché… di altri difetti per il momento io non ne vedo.

Gongolo, dunque, per Marotta che lo ha strappato alla concorrenza agguerita di squadre europee, su tutti il temibile Bayern Monaco. Godo quando ancora Vidal non lo si conosceva e molti nutrivano dubbi sul suo adattamento al campionato italiano. Godo quando i giornali scrivevano di un difficile posizionamento nello scacchiere di Conte e lanciavano sondaggi irrisolti: Marchisio o Vidal accanto a Pirlo?

E perché non tutti e tre?!?

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