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Vincerà l’Inter col metodo Ranieri “un giorno da leone e cento da pecora”!

Vincerà l’Inter. Sono già pronto, in coda alla SNAI per puntare un paio di euro. Sarà 1 fisso perché è Ranieri che ce l’ha insegnato. A noi, a noi bianconeri che l’abbiamo adottato in quel maledetto anno in cui Deschamps mostrò a tutti quale basso livello la dirigenza bianconera stava per abbracciare.

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Un giorno da leone e cento da pecora. Forse anche più di cento giorni, ovviamente, stando alla carriera bianconera di Ranieri.

Perché ho ancora fresco il ricordo dello stradominio contro il Real Madrid, con quella standing ovation tributata al mito Alex Del Piero che mise in ginocchio l’olimpo del calcio. Ho ancora fresco il ricordo di un 2-1 contro i prescritti o un 3-2 contro la squadra tifata da Paolo Bergamo (leggi Milan). E ho ancora fresco i pareggi contro le piccole e le piccole prestazioni sparse per il campionato. Campionato che in due edizioni aveva mostrato tutto il basso livello calcistico italiano. Con soli 5 uomini (Buffon, Nedved, Camoranesi, Trezeguet e Del Piero) la Juve riuscì a firmare un terzo posto e un secondo posto. Come a dire: un altro talento e potevano arrivare ben altri traguardi.

Ma erano anni in cui Cobolli ci rincoglioniva con “portaerei” o “corazzata” senza conoscere il contenuto di quelle parole pesanti. Erano anni del projectò cui perfino io, me ne rammarico in ritardo, avevo quasi creduto. Erano anni in cui Poulsen veniva preferito a Xabi Alonso (già preso) perché a detta di Ranieri “questo è più forte di Sissoko!”. Anni in cui Andrade veniva comprato con la postilla “speriamo non si infortuni di nuovo”. Anni in cui Tiago e Almiron dovevano essere la regia e il cuore pulsante della Juve, o Giovinco il vice Camoranesi a fare il tornante di destra.

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E allora vincerà l’Inter.

Paolillo ieri sera si è travestito da Calimero: “ce l’hanno tutti con noi perchè siamo neri e azzurri”. Non ha specificato chi un po’ per vergogna, un po’ perché a tutto c’è un limite anche in questa strana Italia. E quindi pure Ranieri si è unito al coro: “Ormai ci siamo abituati”. E’ la forza dell’abitudine, dunque. Abitudine che per fortuna non ci tange. Non ci tange più da quando Jean Claude Blanc firmò l’unica cosa buona della sua permanenza a Torino, pur mortificando una delle regole primarie della Juve: nessun licenziamento in corsa!

Vincerà l’Inter perché le regole generalmente, lì a Milano, vengono aggirate.

Vincerà l’Inter perché, ancora più semplicemente, a noi non serve vincere quella battaglia. A noi… serve vincere la guerra! E Conte lo ha già spiegato molto bene.

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