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Violazione degli articoli 1 e 6. Scudetto di cartone. Di che politica stiamo parlando?

Sarebbe carino un tavolo politico, per rimettere in sesto un po’ di equilibri andati perduti fra maggiordomi e autentici schiavi del vil denaro, o del semplice potere rappresentativo e nulla più.

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Però un tavolo dove siedono insieme Galliani e Moratti, Abete e Petrucci e dall’altra Andrea Agnelli mi sa tanto di ultima cena. Già mi vedo Abete che si alza e che bacia sulla guancia il povero Andrea.

Uso il termine povero perché sembra emergere questo aspetto dalla conferenza di ieri. Almeno da quanto raccontano oggi i giornali in edicola. Ho sfogliato la Cazzetta e poi il Corriere. L’ha sfogliato pure chi era con me al tavolo e ha esclamato: “Alla fine si è arreso finalmente!”. Parlava di Andrea Agnelli, sottolineando come chi non vede e sente con le proprie orecchie affidandosi a quel giornalaccio rosa ha una visione completamente distorta della realtà.

La Cazzetta cerca di confondere su due concetti che non sono per nulla eslcusivi a vicenda: eleganza e pacatezza con arrendevolezza.

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La Cazzetta confonde la gentilezza con debolezza, e questo è un male.

Chi ha realmente seguito la conferenza di Andrea Agnelli si sarà certo accorto dei toni usati: molto pacati, molto lucidi, molto eleganti. Voce ferma, non certo affannata e le grida di Ruggiero Palombo in radio, tanto per intenderci. O il silenzio vergognato di Moratti, o lo stridulio di Abete costretto a fare i complimenti a destra e a manca per l’incapacità di articolare un discorso o una risposta simil-seriosa.

D’accordo, dunque, al tavolo politico, che non è certo un tavolo della pace. D’accordo a quel tavolo, ma prima avrei bisogno di una risposta a questa domanda: come si può difendere uno scudetto di cartone alla luce della violazione degli articoli 1 e 6 da parte dell’Inter di Facchetti e di Moratti?

P.S.

L’ultima frase, piaccia o non piaccia, non è certo pervenuta da tribunali juventini, ma dal grande amico del petroliere nonché superprocuratore Stefano Palazzi. E Abete e Petrucci parlano di doping legale. Lo trovo di un’idiozia assurda, l’ennesima picconata alle poche regole ancora esistenti in questo Paese: il diritto a difendersi!

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