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Zamparini, Totti, Muntari. E poi c’è Del Piero

E’ una domenica che regala conferme. In questo mondo del calcio vive tanta gente pazza, e tanta altra gente, quella che per intenderci scrive sui giornali, che non si capisce più se è in malafede, pazza o, peggio ancora, incapace. Questa domenica, e la scorsa domenica, ha regalato l’ennesima conferma di come la classe è un requisito e, insieme, una qualità difficilmente comprabile con i soldi. E’ soltanto acquisibile con meriti fattuali. Devi mettere in moto qualche neurone per pronunciare frasi corrette che rimandino a pensieri corretti e contenuti sani. Così, queste due domeniche, mostrano due fazioni contrapposte. Due serie di personaggi talmente diversi fra di loro che pare imbarazzante accostarne i nomi.

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In un pomeriggio in cui il Palermo si conferma grande, chi doveva semplicemente elogiarne le qualità finisce per alimentare tensioni. Stavolta inutili e terribilmente fuori luogo. Non avrà pace il buon Delio Rossi, lui uomo vero e onesto e buono in un ambiente governato da Zamparini, per il quale eviterò ogni tipo di aggettivo. Con una media età in stile categoria Allievi, i rosanero sfoderano una prestazione dove trovi pure del narcisismo, che solitamente in Serie A viene pagato a carissimo prezzo. E invece il Palermo espugna pure il Franchi e porta a casa ancora una vittoria in trasferta. Con grande merito, con grande classe. La classe dei ragazzini terribili e di quell’omone che viene da un paese lontano e, alzi la mano, nessuno sa bene da dove esattamente. I ragazzini terribili si chiamano Nocerino, Abel (cito il nome perché il cognome è fuorviante, vista l’omonimia con altri calciatori), Bovo, Sirigu e soprattutto Pastore. L’omone si chiama Ilicic che segna ancora, e mai segnasse un gol banale. Un 2-1 netto, dove trova spazio pure un rigore parato agli avversari. Un Presidente dotato dei neuroni di cui sopra va incontro ai microfoni raggiante e cita, uno a uno, tutti i facenti parte dello staff tecnico, compreso chi lava le divise dei giocatori, chi spazza l’atrio del sala d’ingresso del campetto d’allenamento, e, ovviamente, tutti i vari protagonisti del match. Perché così carichi tutto il gruppo e ripaghi con belle parole e tanti complimenti chi si sbatte per quella maglia. Solo che Zamparini sfodera la classica stronzata, ormai una sorta di triste comune denominatore di chi il calcio lo vede come un business e non un divertimento. “Ci volevano far perdere” dirà alla stampa. Sarebbe così gentile, Mr Zamparini, di dire chi e per conto di chi? Forse è arrivata l’ora di eliminare quell’inutile deferimento e passare a metodi bolscevichi: dice stronzate, prego si accomodi. Guardi da casa la partita e divieto di parlare ai giornali. Il clima sarebbe più sereno e costruttivo e ci sarebbe più spazio per il divertimento puro, nudo e crudo. Tipo quello che regala Pastore in campo, con quel suo modo elegante di dribblare l’avversario e scaricare una potenza inaudita negli assist e nei tiri in porta.

Poco prima del match l’auto di Muntari, giocatore straniero dell’Atalanta di Milano, si allontana dallo stadio San Siro e si dirige a casa. Sarà arrabbiato? C’è stata un’emergenza a casa? Si spera di no. Si dicono tante cose brutte, ma in fondo sono sempre ragazzi. E’ un po’ quello che si chiedono in studio a Mediaset Premium. La notizia in realtà è semplice: Muntari ha rifiutato la tribuna, lui centrocampista dai piedi d’oro e prossimo candidato al Pallone di Platini (perché quello giallo assegnato sotto Natale non gli basta più), ed è andato a casa infuriato. Pazienza se ad andare in campo è gente come Cambiasso e Stankovic, l’olandese che chiede 8 milioni di euro all’anno e la promessa Coutinho. Niente, fila dritto a casa. Viva il gruppo e viva l’onestà intellettuale. Per lui è pronto il rinnovo del contratto e un adeguamento economico. Un gesto del genere, lì, in quel posto, va premiato.

E veniamo al caso di domenica scorsa. Mi ero promesso di non parlarne, ma le parole di Alex Del Piero a fine partita di ieri sera mi spingono a farlo. Il romanista era uscito infuriato a un quarto d’ora dal termine di Roma-Seconda Squadra di Milano. Vuoi per quello strano senso del destino di prendere per il culo, vuoi perché la logica del calcio ogni tanto ha la sua prova, vuoi perché la tattica è comunque questione di numeri, ma soprattutto di fatti, Vucinic si dimostra più utile lui in 15 minuti, che Totti in 75. Gol finale, tre punti e crisi che sembra(va) passata. L’esultanza rabbiosa del montenegrino era stata ripresa e interpretata correttamente da una radio romana, piuttosto polemica, ma oggettiva: io, che mi faccio il culo durante la settimana, sto in panca, lui continua a giocare. Ma non è la sostituzione in sé a scatenare il caso, piuttosto l’atteggiamento: via dallo stadio, lontano dai compagni che vinceranno la partita, come un giocatore qualsiasi di terza categoria che non ha ossigeno a sufficienza per capire che quello che è entrato è rimasto 75 minuti a guardare te trotterellare per il campo a mettere presenza, e solo quella. Come se quella fascia che ti hanno rifilato è solo un simbolo di quante partite hai giocato con quei colori. Evidentemente la sostanza delle cose è diversa. La cosa che però fa più male è vedere una critica, giusta e mai severamente affrontata dalla stampa, che tenta di tirare dentro al discorso un altro personaggio. Tale Alessandro Del Piero.

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Due mondi talmente distanti e differenti che il più delle volte viene difficile pensare che scrive certe cose abbia reale capacità di intendere e di volere. Perché siamo tutti d’accordo sulla libertà d’espressione, ma pure le bestie ogni tanto mostrano quel lato intelligente che deve essere proprio del genere umano. E veniamo al mondo differente.

Finisce 0-0 la supersfida Atalanta di Milano-Juventus. Ho chiuso l’articolo che riguarda questo match inneggiando al mio Capitano, perché l’intelligenza e la serenità intellettuale con la quale commenta le partite è talmente elevata che pare un elemento in netto contrasto col mondo che lo circonda. Sempre pacato, lucido e corretto, coerente con un modo di vivere sul quale nessuno, ripeto nessuno, può scrivere nulla di male. Solo apprezzamenti per il suo essere Signore in campo e fuori. Alex Del Piero si è sempre distinto per correttezza, prima ancora che classe e talento. Ha espresso costantemente opinioni ampiamente condivisibile, mai in polemica con nessuno, ma fermo nelle sue idee e nel suo credo. Ieri sera c’erano tutti i presupposti per un’uscita scomoda, di quelle che fanno male. Lui, Capitano e Simbolo, Uomo record e tutto quello che volete, escluso da una delle partite più significative (purtroppo per diversi significati) della stagione a favore di un Quagliarella qualsiasi. Poteva dire tutto, armare la polemica, essere infastidito. Si è invece presentato ai microfoni con la consueta classe, un sorriso figlio di una buona prestazione collettiva e di chi fa calcio con amore e passione, e un pensiero che ha spiazzato la metà degli intervistatori pronti a cogliere una lite, un accenno di polemica, pronti insomma a montare il caso.

Del Piero dice che “Del Neri ha fatto la scelta più logica e giusta per la Juve, schierando Quagliarella che non aveva giocato in coppa ed era fresco”. Roba da editoriale di un giornale obiettivo, roba cioè d’altri tempi. “Non potevo avere tutta la benzina, anche se avevo voglia di scendere in campo e stare fuori non piace a nessuno”. Roba da intervista che va tagliata, perché non puoi nemmeno fare un puzzle con le sue parole e ricavare un insulto a Del Neri, un incitamento alla piazza per linciare Quagliarella o Iaquinta titolari. Niente. Parole da Capitano Vero, da Uomo Vero. Perché quando riconosci i tuoi limiti ha compiuto quel passo ulteriore verso la maturità. Mettere dentro una punzione può anche essere frutto del caso. Dire cose sensate, in questo strano mondo del calcio, è ormai un miracolo. Grazie Capitano.

P.S.

Per futura memoria, chi scrive questo articolo ricorda a tutti i lettori che Del Piero non ha mai subito un cartellino rosso per entrata violenta. Non ha mai sputato addosso a un avversario e non è stato praticamente coinvolto in risse. Non ha mai sporto querela. Piuttosto, la sua vita privata è stata sempre poco bucabile da giornali scandalistici e scoop che poco hanno a che fare col talento calcistico e la vita di un ragazzo normale. Pare strano, pare ridicolo, ma è tutto vero.

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