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Zamparini vende: coscienza o stupidaggine?

Maurizio Zamparini vende il Palermo. Chi vuole può farsi avanti, portando una valigetta piena di soldini. Vende all’indomani di un discutibile arbitraggio proMilan, visto da tutti, riconosciuto da tutti, tranne dai soliti giornalisti pensanti-al-comando-del-padroncino. Qualcuno adesso domanda: ma è pazzo, o è solo cosciente di aver fallito il progetto? Che, bene inteso, non è il progetto di un Palermo vincente, ma il progetto che sta alla base di Calciopoli da lui varata o, più semplicemente, attesa e accettata.

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A parte che domani replicherà smentendo tutto, ma l’atteggiamento di questo Presidente è scandalosamente tipico del pensare dei mediocri di Italia. E continuano a spuntarne di nuovi. Purtroppo, sempre pieni di soldi e di potere.

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Calciopoli è stata varata per far fuori la società bianconera di Moggi e Giraudo, i due che senza soldi avevano mostrato a tutto il mondo come si gestisce un’azienda vincente e vincendo. Con un calciomercato a tratti strabiliante, con una serie di palloni d’oro consegnati a Natale ai vari Baggio, Zidane, Cannavaro. Con 3 finali di Champions consecutive e una vinta. Con tutta la fila di scudetti vinti sul campo, anche con rose operaie dove spiccavano pochi, ma buoni, campioni. Calciopoli è stata varata da chi, pur spendendo, non aveva studiato il paragrafo della vita umana che si intitola “devi avere talento, prima che soldi e tempo a disposizione”. Un vero peccato, perché in quel tranello sono cascati in molti.

Fra cui Zamparini Maurizio, già proprietario del Venezia. Maurizio Zamparini che solo qualche giorno fa parlava di Champions e di progetti a breve scadenza per vincere il campionato mondiale. Maurizio Zamparini che licenzia, di fatto, i suoi dirigenti e che cambia allenatori alla stessa frequenza con la quale il Presidente del Consiglio cambia le mignotte. Maurizio Zamparini che non riesce ancora a capire che vincere sul campo è una cosa ben diversa dal progettare la caduta di un’avversaria. Che spendere soldi non vuol dire necessariamente comprare trofei e coppe come il suo amico Massimo Moratti.

Occorre progettualità e programmazione. Occorre lavoro e perseveranza. Occorre talento: deciditi, Maurizio. O ce l’hai e continui, ben sapendo che a vincere sarà uno e deve essere, per regolamento, una squadra di Milano, oppure molli e non rompi più le palle alla gente che in questo sporto crede per davvero.

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