L’estate che ha visto la Juventus festeggiare il suo trentesimo scudetto è stata ricca di emozioni. Il ritorno al trionfo, un mercato straordinario, l’entusiasmo ritrovato a Villar Perosa, come ai vecchi tempi, proprio come quando la Juve dominava in lungo e in largo in Italia. Tutto molto bello. Emozioni, ma anche grandi e gravi grattacapi, a partire dalla vicenda Conte: sembra ormai storia vecchia, visto che il mister tra poco meno di un mese riprenderà il suo posto. In realtà parliamo di vicende di tre mesi fa. Proprio a Villar Perosa arrivò la risposta di John Elkann a Zeman: “Carrera ha già vinto più di lui in carriera“. Secca, decisa, pungente la risposta di Elkann al tecnico boemo, che aveva addirittura azzardato frasi del tipo: “Un allenatore squalificato non può allenare”, riferendosi al fatto che Conte non avrebbe dovuto seguire gli allenamenti nemmeno durante la settimana. Oppure: “Gli scudetti della Juventus al massimo sono 22-23″. Il nostro Conte aveva promesso: “Parleremo sul campo”. E il campò ha parlato: 4 a 1 allo Juventus Stadium, e tutti a casa. Per la cronaca, dopo 19′ la Juventus conduceva tre a zero. Grazie Zeman.

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L’11 di agosto del 2012 è stata un’altra data trionfale per la Juventus: battuto il Napoli in Supercoppa, 4-2 dopo i tempi supplementari. Polemiche infinite per l’espulsione di Pandev, reo di aver insultato l’arbitro. Il Napoli non si presenta alla premiazione, dimostrando così poca sportività nel non accettare la sconfitta. Mazzarri e i suoi parlano di complotto, addirittura restano in silenzio per una settimana, promettendo fuoco e fiamme alla prima occasione nella quale avrebbero poi reincontrato i bianconeri. In questo sostenuti dalla stampa. Il Corriere dello Sport titola all’indomani: “Super Vergogna”, a caratteri cubitali, chiaro. Ma non avevo scritto una riga sul rigore non assegnato a Marchisio nella finale di coppa Italia del venti maggio, a Roma. Coerenza. Berhami aveva segnato la data sul calendario: “Aspettiamo questa gara da Pechino: daremo battaglia”. Detto fatto, due a zero e tutti a casa. La Juve stacca il Napoli di tre punti, Mazzarri ci rimane malissimo. Peccato, forse mandando un paio di spie a Vinovo avrebbe potuto fare meglio. Sarà per la prossima volta.

Il 6 a 1 a Pescara è una goduria. Non perchè il Pescara fosse una macchina da guerra, tutt’altro. Solidarietà a Stroppa, al quale la società ha lasciato le briciole della squadra che in serie B aveva incantato con i vari Immobile, Insigne, Florenzi e…Verratti. Si, proprio il gioiello cresciuto a Pescara è stato al centro di una trattativa tra Juve e Pescara, col terzo incomodo, il Napoli, e col quarto che ne ha approfittato, cioè il PSG. Clamoroso Sebastiani, all’indomani della cessione: “Le società italiane hanno fatto partire un talento”, come se avessero avuto delle colpe, in questo riferendosi in particolare alla Juventus, “colpevole” di aver voluto trattare a lungo il giocatore, chiedendo uno “sconto”. In realtà a venir meno agli accordi era stato proprio Sebastiani, visto che in gennaio era stata raggiunta un’intesa di massima per portare Verratti alla Juve, cosa graditissima al giocatore, il quale ha poi deciso di trasferirsi al PSG a soli 19 anni. Non sappiamo se in questo sia stato forza, ma come scritto allora presumo che il giocatore abbia accettato il PSG in primis per le pressioni della società (a 12 milioni il Pescara non vende più nessuno, neanche il nuovo gioiello Quintero), poi perchè non avrebbe mai accettato Napoli: il sogno era la Juve. E’ andata bene nel mercato, ma è andata male sul campo: punteggio tennistico, partita chiusa dopo mezz’ora. Potevano essere anche 7, 8, chissà, vista la differenza tra le due squadre. E non ha nemmeno giocato un certo Pogba, preso a zero ed esploso già nelle prime giornate: forse con Verratti non avrebbe trovato questo spazio. Grazie di tutto Sebastiani. Una bella batosta. E stavolta è stata la Juventus a non fare sconti…

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