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Zeman nel post Calciopoli: stava meglio prima. Umiliazioni ed esoneri

Ci sono alcune persone che si venderebbero nella peggior maniera pur di strappare qualche minuto in tv (leggi qui) o qualche trafiletto su un giornale. Fra questi Zeman.

Citiamo il grande Mughini: “apprezziamo Zeman e come allenatore e come comico”. Ma veniamo al punto.

Una delle grandi accuse di Zeman a Moggi è stata quella secondo cui il Direttore avrebbe impedito allo stesso boemo di allenare. In particolare gli avrebbe chiuso le porte delle grandi squadre. Come non lo spiega, il perché resta un mistero, prove neanche a parlarne, solo un’accusa gratuita. E assurda.

Dal 2006 Moggi è fuori dal calcio, a meno che non si voglia perseguire la farsa cominciata proprio nello stesso anno. Prendiamo in mano il curriculum dell’allenatore Zeman e commentiamolo. Una persona che dà credito alle accuse del boemo penserebbe a chissà quali ingaggi, giusto? Perfetto. Mettetevi comodi e buona lettura.

Il Brescia e il Lecce in Serie B

Salvatosi nel 2005 col Lecce, ecco che il contratto non gli viene rinnovato. Gioco altamente spettacolare, peggior difesa, secondo miglior attacco (dietro alla Juve di Capello vincitrice dello Scudetto), ma tifosi poco contenti nonostante abbiano scampato la retrocessione. Non allena fino al marzo del 2006 quando viene chiamato dal… Brescia. Serie B. Mah, ci si aspettava almeno un Real Madrid o un Chelsea. Forse che Moggi sia ancora nei paraggi?

Alla presentazione dichiara alla stampa “voglio portare il Brescia a giocarsi la promozione”. Mancano 11 partite e la squadra si trova al quinto posto. Nessuna promozione alla fine dell’anno, promessa non mantenuta. Ben 7 sconfitte e il Brescia di Corioni gli dà il benservito.

Se lo riprende il Lecce… sempre in Serie B. Striscia negativa di risultati, non c’è nemmeno il gioco spettacolare. 10 sconfitte nelle prime 18 giornate di campionato. Arriva l’esonero. Moggi intanto inizia il calvario in Tribunale. Al suo posto Papadopulo che riesce a conquistare la salvezza.

In Italia nessuno pensa più a Zeman che conquista le pagine dei giornali solo per le assurde accuse ancora contro la Juve.

La figuraccia con la Stella Rossa

Non riuscendo a trovare uno straccio di club in Italia che gli dia fiducia, Zeman emigra. Real Madrid? Barcelona? Manchester United? Ma che… Stella Rossa. Arriva a giugno 2008. Obiettivo: Coppa UEFA. Risultati allarmanti, l’accesso alla Coppa è negato dai temibilissimi guerrieri dell’Apoel Nicosia, storico club affiliato alla scuderia di Moggi pare…!

In campionato le cose vanno peggio: zero gol segnati, 1 punto dopo poche partite e… esonero immediato.

La Gazzetta intanto gli riserva il solito spazio: attacchi gratuiti a Moggi. Ca va sans dire!

Zeman torna in Italia: in Serie A?

Ancora un anno fermo. A posteriori… forse Zeman rimpiange l’assenza di Moggi: almeno lavorava, almeno la A l’aveva sfiorata col nemico in circolazione.

Se lo prende il Foggia nel luglio 2010. Una scelta romantica che verrà premiata dai risultati. Almeno quelli mediatici. Il campo parla chiaro: miglior attacco, peggior difesa, niente play-off (non scriviamo la Serie, per rispetto del suo onorabilissimo curriculum) e già a maggio ecco che il Presidente lo accompagna alla porta. Motivo: risultati deludenti, obiettivi mancati.

Il Pescara del goleador Immobile

Il destino è strano. Per tornare in A, ormai imminente, c’è bisogno della Juve. Prestito di Immobile a Pescara che ha ingaggiato Zeman nel giugno 2011. Campionato di B strepitoso, in cui il bomber delle giovanili bianconere sta facendo sfracelli. Attualmente il Pescara sta giocandosi l’approdo diretto nella massima Serie. Sarebbe il ritorno in A di Zeman… sempre che verrà confermato dalla dirigenza, storicamente affiliata al clan Moggi?

Conclusioni

Diffidate gente, diffidate. Le Wanna Marchi che riempiono le redazioni del Corriere e della Gazzetta non hanno mai raccontato la vera storia di questo boemo. Un curriculum che non conta 22 o 23 titoli, nemmeno tre stelle, ma solamente un campionato di C1 vinto ormai due decenni fa. Nel mezzo, nonostante Roma e Lazio, solo esoneri, obiettivi mancati, zero contatti con grandi squadre.

E quel famoso pomeriggio in un’aula di Tribunale di Napoli in cui la sua voce divenne quella di un bambino vicina al pianto: “Moggi mi ha impedito di allenare”. Ah, che direbbe lo zio… lui sì meritevole di juveninità grazie ai due scudetti conquistati sul campo da allenatore negli anni ‘70.