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Il campionato dei numeri 9?

23/09/2019

Higuain è tornato con forza alla Juve dove ha quasi imposto la sua permanenza, a giocarsi le carte da vero numero 9 nonostante abbia scelto il 21 in onore del giorno di nascita della sua bimba. Antonio Conte ha voluto a tutti i costi (e che costo!) Lukaku da piazzare al centro del suo attacco. Il Napoli ha confermato Milik, ma Ancelotti ha chiesto l’innesto di una pedina come Llorente. La Roma si è tenuta Dzeko. Questo per elencare solo le prime 4 squadre del campionato.

Sembra tornata la moda del numero 9, il classico centravanti alto, forte e grosso in grado di garantire la fisicità in un attacco che ha visto primeggiare i piccoletti.

Il mestiere più redditizio del mondo, per una squadra di calcio. Gente in grado di fare gol, sbloccare le partite o chiuderle, assicurando la vittoria. Gente di fatica, capace di fare a sportellate con la difesa avversaria, aprendo spazi per i compagni di reparto o le incursioni dei centrocampisti.

Probabilmente le pedine necessarie per tornare a vedere le vere ali di una volta, che arrivano sul fondo e scaraventano cross in area di rigore.

In fondo il Tottenham aveva sbloccato la finale di Champions appoggiandosi al vecchio concetto del kick-and-run, proprio con Llorente a lottare in alta quota scaraventando i palloni per le incursioni di Lucas Moura e degli altri piccoletti che tanto male hanno fatto all’Ajax.

Numero 9 che manca, paradossalmente, alla nostra Nazionale, dove solo i vari Belotti e Immobile si avvicinano a tale concetto.

CR7 e Mertens, chissà Dybala o Under, o Lozano o Lautaro, sono solo eccezioni nella classifica marcatori dove nell’immaginario collettivo – Messi e Salah a parte – solitamente ci si aspettava di trovare uno alto, forte e grosso. Col numero 9 sulla schiena.

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